NOVA Eroica: tornare a Buonconvento nel rispetto delle regole -

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Quando ero in lockdown, da quella domenica di marzo, ho immaginato che ci sarebbe stata una fine, da qualche parte del tempo, per quel momento così bizzarro, quasi fosse un sogno venuto male. 

Ero appena rientrata da Pesaro. La Vitrifrigo Arena è enorme. In tre giorni a contatto potenziale con 30.000 persone, non mi sono mai preoccupata della vicinanza della gente. Avevo condiviso una casa con sette colleghi, vivendo come al solito quando sono impegnata in campo: cibo come capitava, in orari e posti improbabili, condividendo spazi più o meno piccoli e tempi disallineati con il quotidiano. Se ripenso a come ho vissuto quei giorni allora e come vivo ora, mi chiedo se realmente tornerò alla vita di prima. 

Poi il 4 maggio, il giorno prima del mio compleanno, siamo stati liberati. Ricordo di aver preso la macchina ed essere andata al mare. Ma, dopo sei mesi da Pesaro il momento più felice di quella liberazione è stato quello che ho vissuto quando sono arrivata a Montalcino a fine agosto. L’Eroica di primavera, quella di fine maggio, scivolata nel tempo e piombata in piena estate, è stata emozionante al punto da farmi commuovere. 

L’ho vista da lontano la rotonda e poi la Porta al Cassero che sembrava abbracciarmi mentre la stavo oltrepassando. Anche il vento che si infilava per Via Ricasoli la sera del venerdì, fino ad arrivare alla Fortezza, mi è sembrato ossigeno. Una illusoria promessa che tutto quello che c’era stato prima, tutto, i dolori, le attese, le preoccupazioni, erano alle spalle, spazzati via proprio da quel vento. 

Siamo usciti fuori in strada quella sera. C’era un piccolo concerto con musiche del passato. Avremmo voluto abbracciarci ma non lo abbiamo fatto. Perché uno dei fondamenti del popolo de L’Eroica è l’attenzione alle regole. Lo ha ereditato da tutta la fierezza dei personaggi del passato, stoici e avventurosi, che hanno avuto sempre un grande rispetto della strada e dei compagni. 

Perché poi, alla fine, questa che stiamo attraversando è “una prova estrema, un’avventura perenne, un esercizio di sopravvivenza alle insidie della strada, della natura avversa, degli elementi” e gli eroici che erano a Montalcino il 30 agosto e che si ritroveranno a Buonconvento il 25 ottobre, saranno tutti come Bartali, il Gino descritto dal Brocci nel suo ultimo libro. 

E anche se le bici della Nova sono diverse da quelle usate a Gaiole nell’Eroica che non c’è stata, le persone che si incontreranno domenica a Buonconvento, molte di meno delle scorse edizioni, sono le stesse che con il cuore pulito e lo sguardo sorridente hanno imparato ad andare in bici sotto la pioggia dell’incertezza, lungo questo nuovo percorso che il destino ha voluto disegnare per tutti noi.

Preparo la mia valigia, con cura. Sistemo le maglie, accarezzo la scritta, prendo il giubbino di Zio Luigi, quello con il cognome Ortenzi sulle spalle, perché non dimentico mai da dove vengo, e cerco di pensare che non sarà l’ultima volta che parto. Perché il futuro lo avverto pesante e non c’è la gioia di due mesi fa ad accompagnarmi nel viaggio verso le terre del Brunello.

Credo ancora a quello che ho scritto il 20 marzo scorso: “Niente sarà più come prima”. Nemmeno il popolo Eroico potrà far finta di nulla. Nessuno lo farà. Ma cercheremo di fare del nostro meglio, con rispetto e prudenza, affinché sia possibile, in ogni caso, continuare a vivere.

Ci vediamo domani a Buonconvento.