Le guerre, lo sport transgender e Gino Bartali -

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Lo sport transgender esiste, anzi è sempre esistito, magari mascherato o costretto in microcosmi ridotti. Perché non sono solo i casi più eclatanti, le regine delle medaglie che praticano sport e che hanno differenze di sviluppo sessuale (uno degli esempi più noti è Caster Semenya, dominatrice indiscussa sulla distanza degli 800). Chissà di quante giovani atlete in categorie minori di ogni disciplina non sapremo mai nulla o forse nessuno si accorgerà della natura o, peggio, questa natura verrà bullizzata, usata come metro discriminatorio o trattata come un errore, come una malattia.

Per inadeguatezza culturale, a inizio secolo venivano definite addirittura truffe. Il primo caso conosciuto di “imbroglio sessuale olimpico” ebbe come protagonista certa Dora Ratjen, altista tedesca, battezzata Dora ma all’anagrafe Heinrich Ratjen, che indossò i colori nazionali dal 1934 al 1938, partecipando alle Olimpiadi di Berlino del 36, per sostituire la più grande saltatrice tedesca, Gretel Bergmann, lasciata a casa in quanto ebrea (una discriminazione embeddata nel caso di sport transgender). La storia di Dora è particolare. L’ho raccontata nell’ultimo capitolo del libro scritto con Federica De Stefani, perché alla fine, quello che più mi piace, è diffondere le piccole storie di sport dalle sfumature complesse, in questo caso, arcobaleno.

E cosa ha a che fare Dora con il Ginettaccio? Il periodo storico, le difficoltà della vita, lo sport come speranza e coraggio. Gino Bartali esordì tra i professionisti il 17 marzo 1935 aggiudicandosi il Giro del 1936, 1937 e del 1946 oltre ai due Tour De France: quello del 1938 e del 1948. Parliamo di un periodo storico complesso, dove lo sport è servito per sopravvivere, per ridare speranza, ma anche per aiutare:

Gino, uomo cattolicissimo, coprirà la distanza tra Firenze e Perugia con la sua bicicletta almeno 40 volte per trasportare documenti molto riservati tra le due curie.

Li nascondeva arrotolati stretti stretti nel telaio della sua bici verde ramarro e tante volte si è esposto ai rischi di una guerra che infuriava intorno a lui. Quando lo ricordiamo in Eroica, assieme al suo antagonista Fausto Coppi, ripetiamo continuamente, a noi stessi e al mondo intero, che Coppi e Bartali andrebbero nominati Padri della Repubblica per quello che hanno fatto per lo sport e per l’Italia intera.


“Certe cose si fanno e basta…” (Gino Bartali)


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IO, Autore [un po’ come IO, Robot di Asimov]