Io non ho paura -

Categorie:

Io non ho paura. Soprattutto delle cose che alla fine conosco o imparo a conoscere. Magari è un’attitudine personale ma è un punto critico, si proprio come la canzone dei Subsonica, che va allenato e abituato al cambiamento e alla mutazione.

Non ho paura di sperimentare, di capire come funzionano le cose e non ho paura per i miei dati. Anche perché io personalmente li ho disseminati ovunque. Ho attraversato così tante evoluzioni della tecnologia, navigando e lasciando tracce, che credo la rete sappia esattamente chi io sia. E non ho paura. Mi viene da fare la metafora del vegetariano che non mangia carne ma ha la cinta e la borsa di pelle. Purtroppo se avete paura, in questo presente, dovete chiudere la porta di casa e non uscire più, non usare il telefono, non viaggiare, non avere alcun contatto con la tecnologia. 

In verità chi ha paura ha la mente che gira a velocità più bassa della trasformazione e non riesce ad assorbire il cambiamento e guardare nelle opportunità e nelle possibilità che l’evoluzione ci consente di vivere. Perché il mondo scorre veloce e i cambiamenti sono necessari. Così come abbiamo inglobato l’elettricità, il motore a scoppio e il telegrafo nella nostra quotidianità, dovremmo considerare che questo presente è stato già vissuto, anche se in circostanze diverse, nel passato.

Non ho mai avuto miti diversi dai grandi scienziati. Pur amando lo sport, non ho mai voluto assomigliare a un grande giocatore. Piuttosto a uno scienziato che si è distinto per le sue scoperte “senza paura” allontanandosi dagli stereotipi e cercando di pensare “oltre”.

Pensate alla giovane Rita che, nonostante la persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, che la costrinse di fatto a lasciare la facoltà di medicina, ha continuato comunque a studiare e sperimentare. Scappata da Torino, rifugiandosi in Belgio per poi tornare in Piemonte, in campagna, allestendo un piccolo laboratorio casalingo, con la guerra fuori dalla sua porta, inizia a studiare il sistema nervoso dagli embrioni di pollo. È lei che scopre il Nerve Growth Factor (NGF), una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso che le consente di conquistare il Nobel nel 1986. Rita Levi Montalcini non ha avuto paura. E poteva averne. Non capita a tutti di vivere con la paura di venir perseguitata e uccisa. Eppure, non ha avuto paura.

Lei ha scritto anche di storie di donne “quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca.” Tutto senza paura.

Volete fare un esercizio positivo? Guardate le foto delle scienziate e gli scienziati che hanno cambiato le sorti del mondo con le loro invenzioni: sorridono, sono felici, sono belli di una bellezza unica anche se singolare e a tratti “strana”. Non hanno avuto paura.

Ecco io voglio somigliare a loro e non avere paura. Perché l’assenza di paura genera libertà. E la libertà ci rende creativi e ottimisti, e sviluppa quell’attitudine al cambiamento e alla consapevolezza. Naturalmente vorrei che anche le mie figlie non avessero paura, di nulla: di esprimersi, di crescere libere, di avere il coraggio di non seguire gli stereotipi, di non essere solo lo specchio del desiderio degli altri, ma di essere artefici della propria individualità e unicità.

Ne ho la certezza. Si può vivere, creando, lavorando, amando, scrivendo… senza avere paura. Di nulla. Nemmeno di un vaccino.