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Non sono una tifosa dell’Inter. Lo è mio fratello e lo era mio padre. Grandi tifosi. E questa passione li ha uniti nel corso di tutto il tempo che hanno trascorso insieme. Le partite a casa mia erano un momento sacro e per l’occasione si tiravano fuori vecchi cimeli: sciarpe, gagliardetti, bandiere. Ricordo le loro trasferte, gli autografi, le urla di gioia e gli improperi gridati contro il televisore a colori appena acquistato (lo stesso che ho usato per guardare il concerto degli Spandau). Io sono solo la testimone di una passione e ripercorro teneramente le orme di papà attraverso i ricordi che ci ha lasciato. Mi piace.

Di lui si potrebbe dire: uomo onesto, dedito alla famiglia, gran lavoratore, interista.

Il 30 marzo è stato svelato ufficialmente il nuovo logo dell’inter con un claim di grande significato: #IMInter dove I’M è così interpretativo e libero e possibilista e carico di significati che a papá sicuramente sarebbe piaciuto. L’Inter ripercorre con questa nuova comunicazione, che non si limita a ridisegnare il logo in uno stile liberty che apprezzo molto, la tradizione di un club che dal 1908 ha fatto dell’inclusività e del concetto “internazionale” il suo intento primario, la sua missione. (e mentre sto scrivendo, insieme a Juve, Milan e altre 9 squadre internazionali sta gettando le basi per una SuperLega, rompendo gli schemi con il calcio conosciuto fino a questo momento)

Adelchi Ortenzi era un uomo rispettoso delle tradizioni ma aperto al futuro. Proprio come la sua Inter. Avrebbe potuto usare la I e la M del nuovo concept (I come Inter e M come Milano) per dire: I’M NERAZZURRO. Noi lo abbiamo sempre saputo e lo racconta la sua foto in calzoncini corti, maglia dell’Inter e scarpe usurate, con un pallone di cuoio sotto il braccio, scattata a Milano da un fotografo professionista, meta di un lungo viaggio per andare a trovare lo zio emigrato al nord. Era un bambino ma già aveva l’Inter nel cuore. E noi, nell’ultimo saluto, sul suo vestito bellissimo da padre della sposa, gli abbiamo messo sul cuore lo scudetto.

Aprile è e sarà sempre un momento di riflessione per me e per la vita che verrà. Questo ultimo anno trascorso in una situazione sicuramente paradossale, ha trasformato le vite di tutti e, per quanto mi riguarda, ha trasformato quella della mia famiglia in un modo molto radicale, per certi versi, violento. La perdita di mio padre è arrivata con un preavviso moderato. Si metabolizza e ci si prepara al distacco. Ma poi, in fondo, restano domande senza risposta e un’eternità da trascorrere insieme ai ricordi che, grazie a Dio, colmano quel senso di impotenza.

Forza Inter. Sempre.


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