Giornalismi. Connessi e contenti. Non in Nigeria. -

Categorie:

“La Nigeria spegne twitter – Lo confermano gli operatori telefonici del Paese, il più popoloso dell’Africa: si tratta di una vera e propria sospensione delle attività del social a tempo indeterminato. Una decisione presa dalle autorità di governo dopo che è stato cancellato un tweet del presidente nigeriano Muhammadu Buhari” (Il Sole24Ore del 6 giugno 2021)

Di chi sono i social network? Chi ha il potere di escludere la voce di un singolo o addirittura di una Nazione intera? Ci ritroviamo oggi a dover rispondere a tali interrogativi spesso disorientati rispetto a quello che dovrebbe essere e quello che realmente sia la realtà delle cose. La comunicazione tra gli individui ha sempre subito privazioni legate alla libertà di espressione e opinione, spesso legata alle logiche politiche di un determinato Paese. Il problema sostanziale è la visione che abbiamo della realtà e di quello che percepiamo essere questi mondi così ormai integrati con il nostro quotidiano. I social network come Twitter o Facebook, sono delle aziende che convogliano nelle conversazioni interessi economici propri o dei soggetti che fanno parte dell’ecosistema sociale di queste piattaforme. Molti persone hanno un profilo privato che sfruttano per comunicare, per restare in contatto con i propri amici o conoscenti oppure vivono tali mondi per stringere nuove relazioni. Ma non è questa la vera essenza dei Social. Almeno non lo è più. Dall’idea visionaria di connettere il mondo, siamo passati a un concetto di valorizzazione della comunicazione come strumento per fare business, per generare ricavi, diretto o indiretti.

La sospensione delle attività di Twitter da parte del governo della Nigeria, mette in ginocchio anche un’economia basata ormai sulle relazioni digitali ma le aziende, gli istituti bancari sono stati i primi a rinunciare all’attività sul Social Network, interdetto dal governo del più popoloso stato dell’Africa. Secondo Netblock la Nigeria sta perdendo circa $ 250.000 ogni ora in cui il divieto è in vigore e gli analisti affermano che questo divieto potrebbe indebolire ulteriormente l’economia e aumentare i già elevati livelli di disoccupazione per i giovani.

Twitter ha una percezione diversa all’estero: è il canale attraverso il quale viaggiano le informazioni, i flussi di protesta, le richieste di aiuto e le testimonianze durante grandi eventi di guerra e di ribellione. La BBC che ha diversi giornalisti in Nigeria, ha continuato a twittare attraverso i due account di BBC Africa e BBC World e in tutto ciò torna in aiuto la VPN, strumento largamente utilizzato già in Cina dove viene impedito di comunicare attraverso i Social Network e attraverso le più comuni app di messaggistica. 

Secondo un articolo pubblicato sul sito della BBC, non è chiaro se chi continuerà a twittare andrà incontro a ripercussioni legali e addirittura all’arresto. Ma il ministro dell’Informazione nigeriano Lai Mohammed ha rilasciato una dichiarazione: “Il procuratore generale Abukabar Malami, ha chiarito che se qualcuno viola il regolamento, tale persona sarà perseguita. È nelle facoltà del procuratore generale decidere chi perseguire o meno”.

Il governo non ha parlato di arresti, ma ci sono segnalazioni non confermate di persone che sono state fermate per verificare se avessero attiva l’app di Twitter e il VPN installato. 

Tornando indietro si fa fatica a capire come aziende come Facebook, in questo caso particolare Twitter, si siano talmente integrate nel flusso delle informazioni da aver quasi perso lo status di impresa ed essere passate a un livello di integrazione globale quasi fosse “dovuta” la loro presenza. Questa nuova percezione consente di impedirne o meno l’utilizzo da parte di liberi cittadini sia come singoli individui sia come imprese.

Eppure, quello che ripeto spesso ai miei alunni, è che verrà un giorno in cui Mark Zuckerberg chiuderà la piattaforma e inizierà a vendere patate. E saremo tutti fritti. Anche il governo Nigeriano che ha bannato Twitter ma ha continuato a usare la propria fanpage su Facebook.

“Lo chiamano semplicemente marketing: grazie ai dati le aziende abbinano i propri prodotti a un pubblico adeguato. La realtà è che le aziende possono manipolare e controllare il pubblico per produrre i risultati desiderati. E, se le cose vanno avanti così, lo faranno anche i governi. La capacità degli uomini di decidere autonomamente è stata radicalmente ridotta. E le dipendenze sono uno dei mezzi con cui le aziende realizzano i propri scopi” (Gea Scancarello – #Addicted)


La Nigeria è alle Olimpiadi di Tokyo e il caso vuole che la Nazionale di Basket sia nel girone dell’Italia di Coach Meo Sacchetti. La cosa singolare è che il team che affronterà l’Italia, ha appena battuto il Dream Team di coach Popovich in un’amichevole di preparazione alle competizioni olimpiche. La Nigeria, che ha al suo interno ben 6 giocatori che giocano in NBA, è diventata la prima squadra africana nella storia a battere gli Stati Uniti. Occorrerà sicuramente una VPN ai tifosi nigeriani per seguire queste Olimpiadi su Twitter!


👉🏻  Questo che avete letto è un estratto di On Writing, la mia newsletter che esce ogni mese. Se desiderate riceverla in anteprima nella vostra mail, iscrivetevi.