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La mia prima Eroica è stata la classica di ottobre. Quella con i suoi profumi autunnali, i colori sfumati di tutte le gradazioni nocciola del settembre appena terminato. L’Eroica del buio delle 4 del mattino al Gallo di Gaiole per la prima partenza, quella con l’aria appena fresca del mezzogiorno. Ottobre, quando il sole alto riesce ancora a scaldare i sellini delle bici appoggiate ai cipressi che sono guardia e cornice dei ristori. L’Eroica, quella del festival e degli 8000 da tutto il mondo, quella del venerdì dal barone Ricasoli, quella della cena Eroica nel tendone con le lampade abbracciate dalle maglie colorate dei ciclisti del passato.

Poi ho provato la Nova di aprile, quella di Buonconvento, quella delle piogge improvvise e del fango che copre i volti e i telai delle biciclette non più immagine dei tempi passati ma futuro di una generazione di nuovo pronta a sognare di osservare il mondo dall’alto di un sellino. La Nova, esplosione di tecnologia e di contrasti, quella delle nuvole veloci, dei venti improvvisi e del sole che stenta ancora a ritrovare il calore della piena primavera. 

Ma che meraviglia l’Eroica di agosto a Montalcino, quella avvolgente con il suo calore sfacciato e la sua inusuale accoglienza luminosa. L’Eroica che doveva essere di primavera, girata in ritardo.

L’Eroica del “con” e del “senza”.

L’Eroica senza i balli davanti alle Logge, senza le grandi pentole di ribollita, senza le uova alla piastra. Non abbiamo potuto sognare nel maggio dello scorso anno, non abbiamo potuto respirare il profumo del vento dei pollini del Chianti ma quella di agosto, quella Eroica lì…  chi se la dimentica. 

L’Eroica della rinascita, dei sorrisi celati dalla stoffa delle mascherine, quella impacciata davanti a gesti nuovi, a cibi monodose, a gel disinfettanti, a fogli e fogli di dichiarazioni. 

L’Eroica con la gioia di essere Eroica. 

L’Eroica con la famiglia che non può abbracciarsi ma che vuole tornare. 

L’Eroica della presenza, della volontà, della vittoria dell’ostinazione, del trionfo della passione per questa cosa che non sappiamo bene descrivere ma che per noi è la vita stessa, incastrata tra cielo e terra, tra verde e azzurro, tra sabbia e vento.

E ora sarà ancora un’altra Eroica, quella della conferma che siamo ancora tutti qui, pronti per ripartire, riuniti sempre nella costanza del sentimento verso una cosa che per convenzione chiamiamo sport ma che nel nostro cuore chiamiamo ancora una volta, casa.

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