Il mio viaggio in Cina. Giorno 1. Le banalità -

Categorie:

Ne dirò tante di banalità. Banalità come… la Cina è dall’altra parte del mondo, il popolo cinese è un popolo con tante contraddizioni, in Cina le persone mangiano continuamente, i cinesi vanno in giro senza casco.

Capito… senza casco. Senza casco e in tre sullo scooter ma attenzione, lo scooter è elettrico così se ti piombano addosso nemmeno li senti arrivare. Siamo a Pechino, o Beijing se più vi piace, e quello di cui ho avuto una netta percezione è l’inquinamento. La prima delle banalità di cui vi racconto oggi.

Lo vedi quando atterri questo impalpabile velo. Respiri odori strani e macchine e macchine ovunque che non sempre rispettano il rosso quindi devi avere mille occhi.

I semafori sono più grandi, molto più grandi con degli occhioni enormi di rosso e verde quasi per attirare maggiormente l’attenzione di pedoni, autisti e i motociclisti di cui sopra, con gli scooter elettrici e senza casco.

Ci sono anche tante, tantissime motocarrozzette a due posti e dei motorini che ricordano i vecchi Gilera anni ’80 ma tutto rigorosamente elettrico e silenzioso. Poi le bici. Tutte dello stesso colore e comunque tutte moderne anche se essenziali. Che poi l’essenzialità è un’altra delle caratteristiche che noti subito. Magari loro per alcune cose possono essere anche eccentrici e colorati ma i cinesi sono un popolo estremamente pratico ed essenziale.

Se la volete sapere tutta, qui a Pechino c’è tanto controllo, tanta polizia e questo restituisce una percezione di sicurezza soprattutto se sei a passeggio per la zona centrale della città, piena di gente, luci, colori e soprattutto odori!

Oggi c’era vento.

Un vento caldo ma forte che spazzava le strade. Volavano anche buste di plastica, unite in una danza che di raccolta differenziata avevano ben poco.

La Cina: cultura, tradizione e il kitsch psichedelico 

Ho sempre avuto la percezione che la Cina avesse una doppia veste fatta di grande cultura e tradizione e un’altra fatta del contrasto colorato dei gadget un po’ kitsch dei negozi di souvenir, quelli dove trovi gli scarafaggi intrappolati nella giada o gli amuleti con la faccia del Presidente Mao, accanto ai caricatori per cellulari più improbabili e gli accendini con le luci laser.

Capite una cosa: qui a Pechino i negozi cinesi non ci sono.

Nel senso che non ci sono i negozi che noi chiamiamo gli empori cinesi. Qui trovi il negozio che vende una sorta di arrosticino quadrato come una mattonella 20×20 di carne di maiale in 10 differenti aromi e non parlo di negozietto tipico: parlo di un negozio figo che dall’esterno sembra vendere profumi di Hello Kitty, tutto rosa confetto che con il pork non ci azzecca molto. Entri dentro e vieni assalito dalla vista di maialetti di ceramica candy sopra le vetrine pulitissime dove sono esposti i quadretti di carne secca. Naturalmente assaggi su assaggi e poi confezioni da boutique per questo articolo veramente improbabile.

Nota: negozio strapieno e fila alla cassa.

Naturalmente questo accade accanto ai negozi delle grandi firme TOP: sembra di essere a Via Condotti. Poi HM, l’Apple Store e negozi sportivi come Nike, Adidas, Gap e compagnia cantando. I cinesi qui a Pechino cercano anche di fare il gelato ma 4 gusti sono pochini rispetto ai nostri standard ma Carpigiani sembra stia investendo qui in oriente quindi non mi stupirei tra qualche anno di tornare e trovare gelaterie fighe al centro di Pechino.

Cosa ho mangiato oggi a Pechino

Cosa si mangia? Cinese. Oppure Mac Donald e KFC. Insomma non ci sono assolutamente negozi healthy. Tutto ruota attorno al Junk Food e ai negozi di dolci tipici cinesi, coloratissimi e pieni di ogni curiosità dolce e gommosa che possiate immaginare. Stasera abbiamo cenato con l’anatra arrostita, sfilettata e servita con pancake, salse e sedano. Non vi aspettate il solito cibo cinese che troviamo da noi in Italia.

Vale il paradigma degli empori. La cucina è leggermente più ricercata e naturalmente i menù comprendono piatti che non si prestano a essere esportati e condivisi con noi occidentali.

Ho cercato di fare anche un giro culturale ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta.

Le donne sotto l’Apple Store

Di questa giornata porto il ricordo in notturna delle donne vestite di rosso che danzavano nel vento una canzone tradizionale sotto il maxi schermo dell’APple Store con il nuovo iPhone XMax.

Che poi che se lo comprano a fare se a malapena possono usare Telegram e WeChat?


Per caricare questo articolo, dopo molteplici tentativi, ho dovuto attendere le 4 del mattino (22 ore italiane) e non riesco a comunicare con i miei se non a tratti e solo se sono qui in albergo. Spero naturalmente la situazione cambi tra un paio di giorni quando arriveremo a Foshan e raggiungeremo la Nazionale!