Tempeste e fortunali del mio anno in mezzo al mare -

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È passato un anno burrascoso.

La sensazione è stata esattamente quella.

Aver attraversato una tempesta, mentre vento e acqua mi schiaffeggiavano violentemente. Cambiava la temperatura ma il mare era sempre agitato, con onde altissime. Io ho navigato con il viso sempre alto, lo sguardo aperto e curioso anche nelle difficoltà, perennemente sulle onde, spaccando i cavalloni più spaventosi, solcando i mari più infiniti tanto da non vederne mai l’orizzonte. Ogni tanto mi sono rifugiata sottocoperta perché gli spruzzi d’acqua erano talmente violenti da non riuscire a respirare, il vento era talmente forte che ho dovuto legare strette le caviglie all’ancora per non scivolare giù e mentre mi addormentavo cullata da qualche notte di bonaccia, sognavo la calma, la riva e l’approdo.

 

 

Durante questi 365 giorni ho trovato e perso persone, portate via dalle tormente estive, perché non avevano stretto bene i nodi. Ma tante sono rimaste e hanno vegliato su di me quando ero troppo stanca per stare al timone. C’erano loro a guidarmi nei giorni più duri.

 

Eppure è stato un anno magnifico, con tutti i fortunali, tutte le tempeste. Ho realizzato grandi cose, cavalcato le maree più buie e vinto l’onda più alta dell’oceano. Il mare mi ha regalato due libri magnifici scritti con persone fuori dall’ordinario, marinai coriacei e silenziosi, umili e pazienti che attendono con me, di riprendere il largo verso altre mete.

 

Questi lunghi mesi in mezzo al mare, mi hanno fatto riflettere sulla profondità degli abissi che abbiamo sotto i piedi, sui pirati che cercano di buttarti giù dalla tua nave, sui marinai del tuo stesso equipaggio che disonorano il tuo nome, su quelli che hanno nel cuore la freddezza delle stesse lastre di ghiaccio che talvolta ho incontrato durante il mio percorso e che, alla fine dell’ultimo viaggio, troveranno solo solitudine e silenzio. Il mare agitato che mi ha circondata dall’inizio dell’inverno fino a quest’altro inverno ancora, mi ha regalato un anno indimenticabile, prezioso: con i miei limiti di tolleranza, con la mia soglia del dolore, con la mia attitudine ad abituarmi al clima più rigido e all’estate più torrida. La forza del vento mi ha portato fino in oriente, solcando il mar della Cina e poi mi ha regalato un ritorno indimenticabile, con l’abbraccio della mia stella polare, l’ultimo, che rimane sempre come un punto fisso, dopo ogni tramonto. 

 

Il giorno e la notte, dall’alba al tramonto, ho avuto sempre il mio sole e la mia luna, le due magiche creature che questo mondo mi ha regalato. Loro si sono alternate nel cielo e mi hanno guidata durante i lunghi giorni di navigazione, nonostante i venti contrari, a dispetto del caldo e della sete che non riuscivo a placare pur avendo tutta quell’acqua intorno. Loro sono state la mia mappa, la mia carta dei punti fermi, le mie due bussole che mi hanno impedito di perdermi e di fare ritorno a casa.

 

Nessuno potrà mai vedere fino in fondo a questi occhi, bagnati di acqua di mare o forse di lacrime di gioia o dolore perché, durante questo lungo errare per questo immenso blu, sono riuscita con mio fratello e mia madre a tenere la mano di mio padre, a galla, mentre fluttua verso la sua ultima marea, lui, il capitano buono del mio cuore, l’uomo che mi ha regalato la mia costanza e la mia tranquillità, nonostante lui per mare non sia mai andato.

Ora mi sto avvicinando alla costa. L’acqua è calma. La notte è serena. Sento il rumore della risacca e la sabbia che si sposta sulla riva. Il fondo diventa sempre più vicino e sto per toccare terra. L’aria è un po’ fredda ma non punge più le labbra e i miei occhi stanchi. Questo cielo stanotte è pieno di luci e la mia stella polare è lì, fissa, e mi indica la strada di casa, una casa luminosa e calda con grandi finestre sul tramonto.

Guardo con fiducia all’orizzonte della prossima alba dove nascerà il sole del nuovo anno. 

 


Soundtrack: The Last Man – Clint Mansell (The Fountain OST)