Non parlatemi della festa della donna: noi che abbiamo fatto la rete e abbiamo lottato contro gli stereotipi -

Ho avuto un passato da pseudo programmatore (non come lo intendiamo oggi). Nel lontano, lontanissimo 1990 facevo parte di un team assunto per l’informatizzazione dei collocamenti. Fu un periodo realmente avvincente per la mia vita professionale. A 22 anni compresi quale sarebbe stato il mio futuro. Eravamo un gruppo di ragazzi e lavorammo lunghi mesi per trasformare quelli che al nostro ingresso trovammo come vecchi uffici dove bisognava timbrare un cartellino a mano per confermare lo stato di disoccupazione. Sono rimasta tanti anni tra le mura di vecchi collocamenti e tutto quello che so, mi è stato insegnato da un paio di donne illuminate, allora tra i primi ingegneri informatici del nuovo ordinamento. Forse non tutti sanno che non esisteva la facoltà di ingegneria informatica e se avevi passione per numeri e codice il tuo corso di laurea era statistica oppure matematica. Già quello a noi sembrò un cambiamento epocale! 

Nel corso degli anni ci siamo scontrate con chi, all’interno di quegli uffici tristi e immobili, non dava certo credito a noi, uno sparuto gruppo di giovani donne che girava per la regione a risolvere problemi di configurazioni, installazioni e poi connessioni, quelle della prima ora e poi ore e ore a spiegare come configurare un client di posta e come spegnere il computer cercando di non usare il tasto on/off come fosse un frullatore. Il risultato fu una continua e silenziosa automortificazione del mio aspetto per fare in modo che non arrivasse prima il faccino giovane di una poco più che ragazza mediamente carina, al posto della competenza acquisita sul campo e attraverso lo studio, con un computer a casa che mi faceva compagnia di notte e che mi era costato come un’automobile. Di notte perchè mia figlia dormiva. Eh già, il tutto condito da una condizione di mamma separata con bimba piccola a carico.

Ho resistito un decennio o poco più. Poi mi sono dimessa. Avevo la terra che scottava sotto i piedi, Internet stava crescendo, avevo iniziato a insegnare e non mi riconoscevo più in quel mondo. Avevo fatto il mio. Era ora di slegare i capelli e mettermi un filo di trucco per essere donna, tecnologica, magari un po’ nerd, ma pur sempre donna, tutti i giorni, non solo l’8 marzo. 

Quindi non venitemi a parlare di questa festa: quegli uomini che ridevano di me, mentre passavo con la mia borsa piena di CD e cavi, lungo i corridoi che odoravano di vecchia carta, scommetto che lasciavano libere le proprie mogli di sfogarsi (come avrebbero sottolineato loro nella prepotenza di genere), proprio l’8 marzo.

In origine la programmazione era un’attività femminile. Prima che le macchine prendessero il loro posto, le nostre «calcolatrici» erano donne che risolvevano a mano equazioni matematiche complesse per conto delle forze armate dei loro Paesi. Anche dopo l’avvento dei calcolatori elettronici, ci vollero anni prima che gli uomini subentrassero alle donne. L’Eniac, il primo computer digitale multiuso entrato in funzione nel 1946, era stato programmato da sei donne. Negli anni Quaranta e Cinquanta il mondo della programmazione era un mondo soprattutto femminile, e nel 1967 un articolo intitolato The Computer Girls consigliava ancora alle lettrici di «Cosmopolitan» di abbracciare quella professione” (Invisibili – Caroline Criado Perez)


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IO, Autore [un po’ come IO, Robot di Asimov]

“Digital Marketing per lo Sport” – 2017 – Hoepli

“Facebook per lo sport: conversazioni, gaming, diritti televisivi e remediation” in “Facebook Marketing PRO” – 2018 – Hoepli – C.Carriero, M.Taglienti

“Sport e GDPR online e offline” – 2020 – Hoepli – co-autore Federica De Stefani

“Merchandising & Licensing Sportivo” – 2020 – UniLink – co-autore V.Corso, G.Laguardia , S.Lella.