Tokyo a modo mio in 5 temi: review del 5 e 6 agosto -

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Il Medagliere

Quelli del 5 e del 6 agosto sono stati due giorni memorabili! Non potevamo immaginare una scalata così repentina del medagliere (oggi siamo in settima posizione come prima Nazione europea ai giochi olimpici escludendo la Gran Bretagna) che, con i 4 ori, 1 argento e 3 bronzi, portano a 38 (10 ori, 10 argenti e 18 bronzi) le medaglie conquistate dall’Italia, frantumando quello che era il record di 36 trofei di Los Angeles 1932 e Roma 1960. Ma chi sono i medagliati della 13° e 14° giornata delle Olimpiadi di Tokyo? Gregorio Paltrinieri (Carpi) bronzo nei 10 km in acque libere, Manfredi Rizza (Pavia) argento nella Canoa velocità k1 200mt, Massimo Stano (Grumo Appula) oro nella marcia 20km, Elia Viviani (Isola della Scala) bronzo nel ciclismo omnium, Viviana Bottaro (Genova) bronzo nel Karate Kata, Antonella Palmisano (Mottola) oro nella marcia 20km, Luigi Busà (Avola) oro nel Karate Kumite e i 4 fantastici Eseosa Desalu (Casalmaggiore) Marcell Jacobs (Desenzano del Garda/El Paso) Lorenzo Patta (Oristano) e Filippo Tortu (Milano) che ci hanno regalato l’oro n.10 nella 4×100.

Se usi i social, perdi

Rifletto sulle dichiarazioni di Davide Mazzanti, l’allenatore della femminile di pallavolo, che ha imputato, in parte, la debacle della squadra alla pressione e alla sovraesposizione degli atleti sui social. Il digitale legato allo sport è una cosa con la quale dobbiamo fare i conti sempre di più. Ma non doveva essere l’edizione più social di sempre? Ogni edizione delle Olimpiadi, da Londra 2012, è stata quella più tecnologica o più social di sempre. Poi ci sono le limitazioni, le linee guida dettate dal CIO sull’utilizzo dei social media durante la kermesse olimpica (che consentono all’atleta di tenere un blog giornaliero purché scritto dall’atleta medesimo) c’è la Rule40 e ci sono i momenti durante i quali si deve essere concentrati sull’obiettivo del risultato. Ma non possiamo pretendere che i social media si zittiscano durante il periodo olimpico: questo è il motivo per il quale, già in questa edizione, USA, UK, Germania, Australia e Canada, avendone fatta espressa richiesta, hanno avuto deroghe dal CIO sulla Rule40 e sull’utilizzo dei social media con meno restrizioni rispetto alle altre nazioni.

Si chiama gara

Per quanto io sia una strenua sostenitrice dell’accettazione delle sconfitte (e torniamo sul tema anche nell’ultimo paragrafo) credo che nessuno degli atleti partecipanti alle Olimpiadi sia partito alla volta di Tokyo per partecipare: tutti sono partiti per vincere. Si chiama gara. Altrimenti si chiamerebbe riunione sportiva senza punteggio, si chiamerebbe rievocazione storica della disciplina dello sport vattelappesca. Invece si chiamano gare. E nelle gare c’è sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde. L’accettazione della sconfitta poi è lo step successivo che consente all’atleta di fare un’analisi della prestazione, accettare e migliorare. Ma per favore non prendiamoci in giro con il mito della partecipazione pura: ho davanti agli occhi le ultime bracciate di Greg nella prova dei 10.000 con le quali ha tentato di strappare la seconda posizione all’ungherese Rasovszky perchè è giusto così, perché si è lì, in quel brodo a 29 gradi per un’ora e 48 minuti non per partecipare ma per vincere il massimo. Poi da fuori sembrava un’impresa impossibile e, come ha detto a fine gara Greg, anche da dentro!

Velociraptor

Veloci, rapaci e vincenti! Con Marcell Jacobs abbiamo conquistato un oro in una disciplina che fa parte del programma olimpico sin dalla prima edizione del 1896 e che ha visto sul podio icone come Carl Lewis o Ben Johnson e i giamaicani Asafa Powell e Usain Bolt. Poi è arrivato Marcell e ha regalato all’Italia un sogno, una prima volta, l’eredità di Usain Bolt tinta d’azzurro. Credevamo di aver visto tutto e invece, oggi pomeriggio, i 4 velociraptor della 4×100, il di cui sopra Marcel Jacobs, Eseosa Desalu, Lorenzo Patta e un immenso Filippo Tortu, hanno regalato la 10° medaglia d’oro all’Italia e la quinta per l’atletica: un’impresa unica che ha scatenato l’apoteosi e la consacrazione a “branco di velociraptor” più veloce di sempre (nuovo record italiano di 37”50). 

Non la voglio, no!

Comunque tolto il fatto che gli inglesi si sarebbero lamentati di veder passare sempre qualche italiano davanti a loro (vedi la vittoria della 4×100 strappata per un secondo al team britannico) c’è qualche atleta della Regina Elisabetta che non ci sta ad arrivare secondo. Proprio no. Parliamo di Ben Whittaker che pur avendo conquistato l’argento nella sua specialità, pugilato 81kg, non si è infilato la medaglia al collo tenendola tra le mani all’altezza della cintura, con aria mesta e contrita, mentre il vincitore della categoria accanto a lui, il cubano Arlen Lopez, esultava per l’oro vinto.

Mi sono svegliato questa mattina credendo fosse il mio momento” – ha dichiarato il pugile – e mi è sembrato un fallimento. Non ho vinto l’argento, ho perso un oro. Partecipi alle Olimpiadi per vincere, non voglio continuare a sentirmi così“.

Ben poi ha realizzato di aver avuto un atteggiamento sbagliato e ha chiesto scusa. Ripassiamo insieme il punto 3 di questa review: si gareggia per vincere, le tre medaglie sono comunque una vittoria, bisogna accettare quella che per noi appare come una sconfitta per elaborare e migliorare sia dal punto di vista emotivo sia dal punto di vista atletico/tecnico.