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«Il mio nome è Laura Palmer, e da soli tre piccoli minuti, ho ufficialmente compiuto dodici anni! È il 22 luglio del 1984 e ho proprio avuto una bella giornata! Tu sei stato l’ultimo regalo che ho aperto e sono riuscita a stento ad aspettare di venire al piano superiore e iniziare a dirti tutto riguardo me e la mia famiglia. Sarai l’unico con cui mi confiderò di più. Prometto di dirti tutto ciò che succede, tutto ciò che sento, tutto ciò che desidero. E ogni singola cosa che penso. Ci sono alcune cose che non posso dire a nessuno. Prometto di dire queste cose a te.» (tratto da “Il Diario Segreto di Laura Palmer”)

Che ricordi. Possiamo definire Twin Peaks come la prima vera e propria serie TV. Quella sottile differenza che fece di due stagioni, a cavallo tra il 1990 e il 1991, lo spartiacque su ciò che era la sceneggiatura a puntate prima di Twin Peaks e dopo Twin Peaks. Sono stata una diretta testimone del pathos delle storie di Laura Palmer e del genio di David Lynch, quello di Elephant Man e Dune, due film che hanno segnato la mia adolescenza. Twin Peaks è stato un punto di svolta, un’emozione creativa incontrollata perché avevamo davanti qualcosa di profondamente diverso ed estremo (anche nei temi affrontati) da vedere in prime time.

Naturalmente, come quasi ogni sperimentazione di quegli anni, ogni regista aveva un sodalizio importante e duraturo con un compositore al quale veniva affidata la colonna sonora. Il braccio armato di note musicali di Lynch era Angelo Badalamenti che costruì per Twin Peaks un insieme di sonorità, in parte in accordo con i temi classici del momento, in parte sperimentali al punto tale che “Into The Night” interpretato da Julee Cruise o “Laura Palmer’s Theme” sarebbero attuali anche oggi come base per una serie alla Dark.

Ho trovato una bellissima interpretazione live dell’ultimo tema, da parte della Danish National Symphony Orchestra. Da ascoltare in cuffia. Magari dopo esservi iscritti al fandom che ha un retrogusto molto anni novanta.

Angelo Badalamenti è nel tempo diventato uno degli amici più cari di David Lynch. Il regista presbiteriano è un grande bevitore di caffè al punto tale da aver creato un suo brand personale “David Lynch Signature Cup”, una linea di speciali miscele biologiche. Ama progettare e costruire gli arredi dei suoi set e ha dichiarato “Purtroppo non ho tempo di andare al cinema. Divento molto nervoso quando vado a vedere un film perché mi preoccupo per il regista ed è difficile per me digerire il popcorn”.

Un mito.


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