Adelmo Fornaciari, i media e il mio amore infranto -

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Negli anni ottanta in Italia la musica stava vivendo una profonda trasformazione soprattutto grazie all’influenza delle hit e dei mood provenienti dalla lontana America: blues e rock, che già avevano lasciato una traccia considerevole nella musica leggera italiana degli anni 50, 60 e 70. Ma gli anni ottanta furono il crocevia di passaggio dalla melodica del bel Paese a un tipo di musica e interpreti completamente diversi.

Passavamo dalle sperimentazioni di Franco Battiato alle evoluzioni rock di un certo Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, che si contendeva il panorama musicale (e l’audience) tra Vasco Rossi (che nasce DJ alla fine degli anni 70 e fonda la prima radio libera d’Italia) e Luciano Ligabue (scoperto da un certo Pierangelo Bertoli). Sullo sfondo potrei raccontarvi anche di Alberto Fortis e Ivan Graziani ma questo pezzo verrebbe molto molto lungo per essere un volo veloce su un personaggio che, alla ME adolescente, catturò il cuore.

Zucchero si avventurò nella sperimentazione musicale di un genere che riuscì a tradurre i classici reef del blues e del soul americano senza abbandonare la lingua italiana come testo descrittivo delle sue canzoni. Io ero affascinata da Adelmo, questo ragazzone nato nella frazione di Roncocesi di Reggio Emilia, che dedicò Diamante, uno dei suoi pezzi più emozionanti, a sua nonna, al secolo Diamante Arduini Fornaciari, facendone scrivere il testo da Francesco De Gregori. 

Gli ho chiesto un testo per questa canzone dedicata a mia nonna. Non mi sentivo di scriverlo io perché temevo di essere troppo coinvolto, e di fare una cosa sdolcinata. Volevo un quadro a colori pastello, la trasparenza, la serenità, la pulizia dei testi di De Gregori, anche per chiudere il disco con un accenno di speranza, dopo tanti pezzi così tribolati” 

L’album era “Oro, Incenso e Birra” del 1989. Io avevo 21 anni. Seppur già sposata con prole, mi innamorai dell’album e di Adelmo. Ma poi la nostra relazione, come tutte del resto, cambiò.

Il 17 novembre 1998, Striscia La Notizia manda in onda una ripresa della consegna del Tapiro d’oro a Zucchero da parte di un giovanissimo Valerio Staffelli. Nella seconda parte del video Adelmo minaccia, palesemente alticcio, l’inviato di Greggio e Iacchetti con frasi che non avevo mai sentito in vita mia e che, in realtà, non riesco nemmeno a riportare. L’accusa (e la motivazione dell’assegnazione del tapiro) fu il plagio di un brano di Michele Pecora, Era Lei, dal quale Zucchero avrebbe attinto per la sua Blu appena pubblicata nell’album Bluesugar. La cosa si risolse con l’assoluzione di Adelmo (se volete approfondire c’è un bel libro Hoepli che si chiama Ladri di Canzoni di Michele Bovi) ma io rimasi scioccata dalla reazione del bluesman del mio cuore e il sogno si infranse.

Era il 1998. Facebook non era nemmeno nei pensieri dell’allora quattordicenne brufoloso Mark Zuckerberg. Ma la televisione e Striscia, la trasmissione che più somigliava a una piazza odierna del social network più famoso al mondo, aveva demolito l’immagine di una delle rockstar più potenti, globali e medializzate che abbiamo avuto negli ultimi decenni (anche senza i social). 

Per quanto riguarda me, siamo ormai separati in casa.

Ogni tanto ascolto qualcosa di Adelmo ma dopo un paio di canzoni non posso fare a meno di ricordare che tipo di uomo possa nascondersi dietro un grande artista come lui.

Delmo, Delmo vin a’ cà…”.