Pensieri e Parole. KISS & DRY e la metafora delle persone lasciate al volo in aeroporto -

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Più volte, durante questo periodo di lunga assenza dalla scrittura della mia newsletter, mi sono chiesta perché non trovassi il tempo materiale per riordinare le idee e buttarmi a costruire questo angolo tutto mio che mi consente di parlare di temi più o meno vicini alla mia professione. Sono stati mesi convulsi, pieni di lavoro ed eventi, con tante scadenze che dovevo rispettare. E sapete bene che, messi davanti a determinate scelte, ognuno di noi ha delle priorità. La corsa a riempire di parole e contenuti i luoghi che siamo soliti frequentare (non i bar o i pub, ma i social) spesso è una brutta malattia che somiglia a una specie di Ballo di San Vito.

Mia nonna, classe 1903, quando voleva riprendermi perché non stavo mai ferma mi diceva “E che hai… il Ballo di San Vito?” e io immediatamente pensavo a zio Ludovico di Houston che aveva casa a San Vito Romano e lo immaginavo nelle sue lunghe estati italiane nelle feste dell’Unità mentre ballava la mazurka al suono di una fisarmonica sgangherata. Invece proprio no. Cito testualmente la definizione direttamente dal sito della Treccani

“Infermità caratterizzata da contrazioni muscolari, complicate da movimenti involontari, che colpisce a preferenza i ragazzi da 5 a 15 anni (io avevo quell’età) e il sesso femminile più del maschile (guarda il caso era diretta proprio a me). La malattia inizia in genere con uno stato di lieve irrequietezza, che gradatamente si accentua e alla quale fa seguito uno stato di agitazione motoria pressoché continua.”

Insomma mia nonna non ci andava leggera. Poteva semplicemente dirmi: “fermati, stupida!” e invece aveva creatività anche nel riprendermi, in maniera un po’ cinica ma era il suo modo di amarmi. Sinceramente io preferisco le forme contratte. Sarà l’eredità che mi porto dietro, donata da questo mondo matematico che tanto mi ha affascinata da quando ho memoria.

DRY (Don’t Repeat Yourself) and KISS (Keep It Simple Stupid)

Così, il principio legato all’acronimo DRY (Don’t Repeat Yourself) dovrebbe essere applicato anche alle relazioni e ai registri di comunicazione. Più che un principio il Don’t Repeat Yourself è un processo filosofico che voglio assimilare all’atarassia epicurea e mira a evitare la duplicazione dell’informazione. Insomma, per farla breve… non te lo devo ripetere due volte: stai ferma! In fondo la creatività si eredita, e allora anche io mi ritrovo a essere, spesso, troppo prolissa. Ma è il mio mestiere. Così mi torna in mente un altro acronimo che mi fa tanto sorridere e cioè KISS (Keep It Simple Stupid) che poi alla fine è fratello del DRY:

falla semplice, non ripeterti che poi, se necessita, fare il debug di un codice complesso porta solo guai, stupida.

Insomma, immaginate i parcheggi degli aeroporti, quelli KISS&FLY: io ogni volta che mi fermo penso a KISS&DRY e immagino le persone lanciate dal finestrino dagli accompagnatori per evitare di creare un codice corrotto nel passaggio dell’anello delle partenze.

Le parole sono importanti. E anche il codice lo è

Morale della favola? Sempre la stessa: le parole sono importanti, sia che esse siano discorsi sia che facciano parte di un codice. Usiamole con cura e con la dovuta esattezza e parsimonia perché dirne troppe e fuori luogo, può generare una catena di guai. 

Consigli di lettura

 “Le parole sono importanti” di Alessandro Zaltron (Franco Angeli) e se volete esplorare il mondo delle regole della programmazione leggete “97 Things Every Programmer Should Know” di Kevlin Henney (O’Reilly Media).


Questo pezzo è tratto dalla mia newsletter #OnWriting su LinkedIn.

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