Un libro al mese. Digital Marketing per lo Sport: l’evoluzione di Instagram. -

Non basta scrivere un libro e lasciarlo invecchiare sullo scaffale. Purtroppo i libri tecnici che trattano di informatica, digitale e tecnologia, hanno una vita definita e presto le definizioni o la descrizione degli ambienti come i Social, tanto per fare un esempio, diventano obsolete.

Così ho deciso di sfogliare quelli che sono i miei quattro (fino a oggi) manuali pubblicati dal 2017 e affrontare temi che trovate nei suddetti 4 figli miei, allineandoli al nostro tempo (se scritti qualche anno fa). Per esempio ho un cruccio: penso spesso a quando ho scritto Digital Marketing per lo Sport. Era il tardo 2016, inizio 2017 (Un po’ come “Non ci resta che piangere” …fine 1400, quasi 1500). Instagram era una cosa ben diversa da oggi. Se penso a quanto corra veloce la trasformazione delle piattaforme ho il pensiero che quel testo, per quanto concerne per esempio il capitolo su Instagram (ma anche quello su Facebook e soprattutto quello su Twitter, scritto quando i caratteri a disposizione per costruire un tweet erano ancora 140) vada aggiornato con una versione nuova e più completa. 

“Instagram nacque principalmente per permettere agli utenti di scattare foto e applicare filtri e solo in un secondo momento gli sviluppatori si resero conto che l’audience avvertiva forte l’esigenza di condividere le foto sugli altri servizi social collegabili, ovvero Facebook, Twitter, Tumblr, Flickr. I diretti competitor di Instagram nel 2010 erano Camera+ e Hipstamatic. Esisteva quindi il lato social della piattaforma ma, inizialmente, gli utenti erano pochi e con poche interazioni. L’applicazione, sviluppata da Kevin Systrom e Mike Krieger, venne lanciata nell’ottobre del 2010 in una versione progettata solo per dispositivi iOS, quindi compatibile con iPhone e iPod touch e poi distribuita anche con la versione per il neonato iPad. Successivamente, nell’anno 2012, venne aggiornata l’applicazione con una versione per Android. Da quel momento in poi aumentano notevolmente gli iscritti alla piattaforma. Zuckerberg, comprese le potenzialità e nello stesso anno decise di acquistare Instagram per trasformarlo in una social potenza mondiale insieme alla più longeva piattaforma di sua proprietà: Facebook. Instagram, inizialmente, prevedeva la condivisione di scatti nel solo formato quadrato, ma gli ultimi aggiornamenti, hanno permesso la condivisione anche di altri tipi di formati. Tutto ciò, sommato alle novità sempre più frequenti, come la possibilità di condividere video della durata di 60 secondi, ne hanno decretato un successo crescente.” 

(estratto del capitolo Instagram: Il futuro è nel visual)

Senza ombra di dubbio, parte di questa citazione può essere salvata. Ma confessate: quando avete letto degli “ultimi aggiornamenti” riferiti alla recente possibilità di condivisione di altri formati oltre allo square, avete pensato che avessi qualche problema di connessione spazio-temporale. E oggi, le novità apportate alla piattaforma non si sono fermate ai video di 60 secondi. Insomma, per farvela breve, nel tardo 2016 le storie erano state appena introdotte e Instagram era ancora una piattaforma acerba che si stava districando tra le prime sperimentazioni tecnologiche di streaming, sull’onda del successo di Snapchat (il nonno di TikTok). Oggi abbiamo uno strumento potentissimo al servizio dello sport e delle aziende che ha dei “widget” interni (tanto per fare una metafora con WordPress) che consentono, a chi racconta lo sport e a chi vive lo sport, di farlo con mezzi e metodi sempre più coinvolgenti.

Instagram: produzione multiformato per raccontare lo sport

Abbiamo il feed, sempre più fluido e che adatta la visualizzazione ormai con qualsiasi formato di immagine caricata. E poi le storie che recentemente hanno visto il rilascio definitivo della possibilità di inserimento del link, senza più la necessità di aver superato la soglia dei 10.000 followers. E come non citare la IGTV, già evoluta in questi ultimi anni che consente la costruzione di un archivio verticale del club o dell’atleta, con un motore di ricerca interno a Instagram stesso e un’app dedicata per la navigazione. E non possiamo non citare le dirette che tanto hanno avuto fortuna durante il lockdown al punto tale che gli sviluppatori hanno aumentato il numero di partecipanti da due a quattro. Insomma potrei andare avanti per migliaia di caratteri ancora se volessi illustrare tutte le opportunità che un solo social offre per raccontare lo sport. La cosa certa è che non ci si può improvvisare e questa consapevolezza si sta radicando sempre più negli atleti che stanno evolvendo da utenti a creator (basta con il termine Influencer!).

Invece di Instagram come strumento per il nuovo giornalismo ne ho parlato in Web and Mobile Journalism edito da Maggioli nel 2021. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò la prossima volta.