Il San Valentino di una nerd innamorata del codice -

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Io il mio San Valentino lo voglio dedicare al codice.

Non perché di amore non conosco nulla, ma non posso parlarne per ovvie ragioni di circostanza. Ma il codice, quello che mi accompagna da quando ero adolescente, quello è realmente parte integrante della mia vita e non mi ha mai lasciato. E non mi riferisco solo al codice di programmazione. Mi riferisco anche al codice binario, quello che è presente in ogni lettera che digito e che mi permette di attraversare anche le giornate con più pensieri. Perchè appena la mia tastiera inizia a ticchettare, il codice è lì dietro che compila le mie parole.

Mi ricordo quando ho iniziato ad avere a che fare con il codice.

Il mio primo computer. Anzi no, non era il mio: lo avevano regalato a mio fratello. Un C64. Allora non avevamo la percezione che quell’oggetto potesse essere uno strumento diverso da una consolle di giochi da collegare alla TV. Ma poi, un pomeriggio come tanti, un mio amico di allora, quindicenne come me, si sedette al mio fianco, prese la tastiera, collegò il lettore mc e iniziò a farmi vedere cosa potevamo scrivere e disegnare con il codice.

 

Era il Basic. Schermo nero, caratteri verdi… (ho sfumati ricordi di colore) e l’amore ebbe inizio.

 

Quello che creammo fu un gioco di carte, disegnando, riga dopo riga, numero dopo numero, la carta sullo schermo. Il cuore mi batteva forte.

 

La passione per i numeri e le istruzioni è iniziato allora.

Lui mitiga la parte emotiva e istintiva del mio carattere.

Con il tempo mi ha placato, moderato e insegnato ad avere… tempo.

Chi lavora con il codice non perde la pazienza. Torna sulle cose 10, 100, 1000 volte perchè forse la “milleunesima” volta funzionerà.

 

E impari che se vuoi risolvere i problemi devi avere pazienza, devi scavare e comprendere e il codice diventa la metafora dei tuoi nuovi comportamenti.

 

Quelli che lavorano con il codice parlano poco.

O almeno non quando non sono obbligati. Impiegano la maggior parte del loro tempo ad analizzare e studiare i comportamenti degli ambienti così come delle persone. Quelli che lavorano con il codice smettono di parlare e di funzionare quando sanno che le criticità non possono essere risolte con quel linguaggio e ne cambiano la matrice.

 

Chi ama il codice è un essere profondamente perfezionista, che soffre delle piccole incongruenze e torna, durante la notte, con il pensiero a quella stringa che non funziona, che non permette al sistema di essere perfetto. Per questo ci trovate in piedi fino a notte fonda, senza poter prendere sonno.

 

Allo stesso modo affrontiamo la vita, in cerca di perfezione dove perfezione non c’è. E una volta che abbiamo capito che non c’è, la proiettiamo, tesi a correggere difetti, come se anche le persone fossero sistemi da adattare.

 

Quelli che amano il codice amano in maniera matematica: o è bianco o è nero.

O si ama o non si ama.

Non ci sono le vie di mezzo, gli stalli di sistema, i codici imperfetti.

Anche se qualche volta torniamo umani e abbiamo paura di esplicitare le istruzioni, di dichiarare…

 

Option Explicit On

00100011 01000011 01001101 00110111

 

Due consigli nerd