Il mio viaggio in Cina. Giorno 4. A Foshan tra libellule, pass e carta igienica -

Foshan è una città umida ma talmente umida e calda che oggi, dopo aver dormito con l’aria condizionata tutta la notte, sono uscita sul terrazzo della camera e mi sembrava di essere entrata nella Sauna Svedese dell’Adler di Bagno Vignoni. Ho sentito anche l’odore delle terme.

Mi sono fatta forza perché io e i miei colleghi dovevamo raggiungere il Palazzo dello Sport di Foshan per ritirare gli accrediti. Chiamato il taxi dall’albergo è arrivato un omino con una macchina amaranto e gialla. Ci siamo accomodati sui sedili di finta pelle marrò ed abbiamo iniziato la corsa. L’omino non parlava una parola d’inglese come la maggior parte delle persone che abbiamo incontrato fino a questo momento. Ci siamo muniti di foto con indirizzo in cinese e lo abbiamo invitato a portarci a destinazione.

In quel momento l’occhio ci è letteralmente caduto sul vaso di orchidee (vere) tra la leva del cambio e i nostri sedili. A uno sguardo più attento abbiamo notato anche il potpourrie in vaso di vetro dietro le nostre teste. Insomma il Kitsch non ci abbandona.

Foshan è una misticanza di grattacieli, piccole costruzioni sgarrupate e maxi scritte al neon coloratissime su negozi piccoli piccoli. Il nostro omino ha attraversato per 40 minuti questo universo colorato per scaricarci nella cittadella sportiva… in costruzione. Costo della corsa? 45 “Giovanni” (come li abbiamo battezzati noi). Dovete sapere che 45 Yuan corrispondono a circa 7 euro scarsi.

Praticamente, con la stessa cifra, un tassista di Roma ti porta dal parcheggio di Termini a Piazza dei Cinquecento. Quindi il Taxi è OK, se non fosse per un piccolo problema che vi racconto tra poco.

Insomma arriviamo tutti baldanzosi al Palazzo. Non vediamo subito la scritta Accreditation Center quindi ci perdiamo tra il cemento e lo sterrato coperto da teli di oscurante verde per non turbare la vista dei visitatori che si accalcheranno almeno da 4 nazioni del mondo intero. Incontriamo tanti volontari e 1 su 20 riesce a comprendere la semplice frase in inglese con la quale chiediamo loro dove si trovi l’Accreditation Center. L’unico che riesce a comprendere però il senso, ci scorta con estrema gentilezza alla porta dell’ufficio preposto al rilascio dei nostri preziosissimi pass.

Pass delle mie brame

La tragedia sta per consumarsi. Il mio nome e quello di altri 15 giornalisti italiani è in una issue list dove gli occupanti delle righine nere non hanno il pass pronto perché la foto inviata tramite form di registrazione FIBA non risultava conforme agli standard. Ci prestiamo immediatamente allo scatto di una foto segnaletica e ci mettiamo in attesa. Tutto il personale è gentilissimo e i referenti FIBA si adoperano in tutti i modi e in tutte le lingue. Vi confesso che quando ho sentito che l’autorizzazione sarebbe dovuta arrivare da Pechino un po’ mi sono preoccupata eh! Ricordatevi sempre che Pechino è il nord di questo paese, è il centro nevralgico del governo, delle decisioni e incute sempre una certa sensazione di severo rispetto.

Passano due ore. I colleghi che avevano già ritirato il loro pass ci vengono a cercare e scambiamo chiacchiere, impressioni e commenti. Siamo tanti. Non credevo vista la distanza da casa. Nel frattempo ci perdiamo l’allenamento della Nazionale e la possibilità di fare due battute con il team prima della gara delle 19:30 contro le Filippine.

In Cina senza WeChat non prendi il taxi

Io alle 14 desisto e decido di tornare in albergo per una doccia veloce e un pasto per poi ritornare alle 17 e recuperare il pass. Saluto tutti e mi dirigo all’inizio della strada per recuperare un taxi.

Aldo mi aveva avvisata: se non hai DiDi e WeChat il taxi non verrà mai.

Non solo. Io non ho una scheda cinese (per il detox digitale che ho deciso di impormi) quindi nemmeno posso chiamare l’albergo.

È questo il lato negativo dei taxi qui in Cina. Sosto 15 minuti sulla strada ma nessun taxi passa. Allora mi viene in mente di tornare indietro e raggiungere la navetta per l’Hilton. Almeno da lì un taxi che mi porti al mio albergo posso prenderlo. Ma, dopo 500 metri sotto una pioggerella tipo Vietnam, raggiunto il punto di raccolta, della navetta nessuna traccia. Comincio a girare in tondo. Sono abbastanza preoccupata. Ma una cosa colpisce il mio sguardo:

sono circondata da libellule che svolazzano serene facendo lo slalom in mezzo alle gocce leggere di pioggia dolce. Non ne avevo mai viste così tante. Riesco a sentirne anche il ronzio. Alcune sono gigantesche, altre più piccine.

Forse proprio questo mi ha dato la spinta. Ho una sola soluzione: chiedere aiuto alla Polizia. Mi avvicino a una macchina con tre poliziotti e chiedo loro di aiutarmi a risolvere il problema. All’inizio mi scrutano abbastanza titubanti, poi si offrono di darmi una mano. Livello di inglese -2. Ma sono digitali quindi traduttore in modalità ON e in 15 minuti il taxi è lì, utilizzando, naturalmente, l’account WeChat di uno di loro. Li ringrazio in tutte le lingue che conosco anche perché, avendomi visto abbastanza provata, mi forniscono anche di una bottiglia d’acqua. Insistono per una foto con me e io gli rubo un selfie ricordo. Salto sul taxi e torno al mio hotel.

Cambio veloce, due tazze di the e salgo sul taxi ancora una volta. Arrivata al Palazzo, corro a recuperare il pass, mi dirigo verso l’entrata dei Media, passo i controlli passaporto, borse e metal detector ed entro finalmente nell’arena.

Non so dirvi l’emozione di trovarmi sul campo dove si gioca una partita di un Mondiale a più di 10 ore di volo da casa mia. Unica. Mi sento al centro del mondo.

Sono talmente frastornata che non mi rendo subito conto che la WiFi non funziona. LA WIFI NON FUNZIONA! E io devo inviare non un pezzo ma UN VIDEO per il mio contributo di oggi al Messaggero! Beh, per farvela breve mi è venuto il primo attacco di panico della mia vita. Mi sono alzata in ritardo a cantare l’Inno, mi sono riseduta a quello delle Filippine e poi sono scattata nuovamente in piedi e non mi sono goduta la partita come avrei voluto. Abbiamo vinto, questo si, ma io sono riuscita a inviare la clip solo mezzora fa (3 di notte ore cinesi).

E la carta igienica cosa c’entra? Dopo un viaggio in metro e aver provato il brivido delle scritte in cinese e aver memorizzato la fermata di Zumiao, ci siamo fermati in un posto veramente street food tipico cinese specializzato in zuppe e in apparecchiamento tavola. Niente bicchieri per la birra ma coppette di plastica verdina e quando abbiamo chiesto i fazzoletti ci hanno indicato il rotolo. Non scherzo. Il rotolo di carta igienica. Costo totale della cena per 5? 75 Giovanni (circa 11 euro).

Cos’altro dire? Niente.

Vado a letto.

La Cina mi piace sempre di più.

È candidamente folle!