AAron Swartz e del fatto che non sempre è buono essere troppo consapevoli -

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«Ha sempre usato le sue abilità prodigiose come programmatore non per arricchire se stesso, ma per rendere Internet un mondo migliore»

Queste sono le parole usate dalla famiglia per ricordare Aaron Swartz all’indomani di quel terribile 11 gennaio 2013 quando morì suicida a soli 26 anni nel suo appartamento di New York.

Aaron era un ragazzo come tanti. Forse la cosa che lo ha distinto, per tutta la sua breve vita, è stata una forte e determinante volontà di immergersi nelle cose che faceva, esplodendo la dinamicità del suo pensiero al servizio degli altri. Aaron credeva fermamente nella diffusione della cultura, nella rincorsa della curiosità come motore primo della creatività e dell’innovazione. Ma Aaron era anche una grande mente pensante, riflessiva, capace di comprendere che lo spirito critico, quello mite e moderato nei modi, potesse avere la forza di cambiare le cose e non accettare lo “status quo” senza opporre resistenza d’intelletto.

Adoravo Aaron Swartz e chissà oggi cosa avrebbe detto di come il mondo e il modo digitale delle cose è cambiato, in una sorta di oligarchia, perdendo un po’ di quello spirito di cultura diffusa che lui ha sempre cercato di proteggere. Co-founder di Reddit era poco più che adolescente quando partecipò alla scrittura dei principii delle licenze Creative Commons.

Accusato di aver ottenuto informazioni da un computer protetto del MIT e di aver scaricato 4.800.000 documenti e averli condivisi in uno dei luoghi dell’eversione culturale digitale, avrebbe dovuto affrontare il processo qualche mese dopo.

Aaron non è stato ucciso da nessuno: si è suicidato.

La pressione, la depressione e forse il sentirsi disallineato con la realtà delle cose, non gli ha consentito la lucidità di restare connesso all’esistenza del mondo reale. Ogni volta che ci penso, mi rattrista: la cultura, l’intelligenza, la consapevolezza hanno il potere di renderci liberi e allo stesso tempo prigionieri.

«Se amiamo questo nostro mondo, nonostante tutto, ha senso provare a migliorarlo. Ogni sistema umano è un’istituzione, e le istituzioni sono convenzioni, e le convenzioni si cambiano» (Lawrence Lessig)

(la foto di copertina ritrae un libro a me molto caro e che sono certa Aaron abbia letto perché edito nel 1995. Naturalmente è un consiglio di lettura, attualissimo, che trovo spieghi tante cose del nostro presente)


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IO, Autore [un po’ come IO, Robot di Asimov]

“Digital Marketing per lo Sport” – 2017 – Hoepli

“Facebook per lo sport: conversazioni, gaming, diritti televisivi e remediation” in “Facebook Marketing PRO” – 2018 – Hoepli – C.Carriero, M.Taglienti

“Sport e GDPR online e offline” – 2020 – Hoepli – co-autore Federica De Stefani

“Merchandising & Licensing Sportivo” – 2020 – UniLink – co-autore V.Corso, G.Laguardia , S.Lella.