“La lotta della tradizione e dell’innovazione, che è il principio di sviluppo interno della cultura delle società storiche, non può essere perseguita che attraverso la vittoria permanente dell’innovazione. Ciò che tuttavia introduce l’innovazione nella cultura non è altro che il movimento storico totale che, prendendo coscienza della sua totalità, tende al superamento dei propri presupposti culturali e va verso l’abolizione di ogni separazione” (La società dello spettacolo – Guy Debord – 1967)
Spesso mi chiedo… cosa avrei fatto se avessi avuto a disposizione la Rete quando andavo a scuola e come sarebbe cambiato il processo di costruzione della mia cultura?
Di rimando: come sta cambiando la cultura dei nostri figli?
Io ho due ragazze, una classe 1987 e una classe 2004. Due mondi opposti, due basi culturali diverse, due fasi esperienziali profondamente difformi. Poi ci sono io, figlia di un processo culturale che è rimasto, a suo modo, immutabile per decenni. La mia cultura di base si è formata come quella dei miei genitori, sui libri, approfondendo su testi esterni, documentandomi dove potevo: alle elementari e le medie con le “ricerche” e i cartelloni pieni di ritagli di giornale e poi alle superiori con le enciclopedie, le incursioni in biblioteca.
Con il corso degli anni, pochi tasselli “tecnologici” mi hanno aiutata a far crescere il sapere che avevo, fino ad arrivare allo stupore di oggi. Alla maggiore delle mie due figlie ho portato in dote le mie enciclopedie e, durante il percorso della scuola media, le ho anche acquistato una di quelle raccolte di volumi che si mettevano insieme con le uscite settimanali in edicola.
Poi è arrivato Internet.
L’ultima mia progenie, quella della Generazione Z, ha un modo tutto suo di studiare, approfondire e ricercare. Noi tre, generazioni diverse e con dissimili possibilità di approfondimento, abbiamo affrontato gli anni del liceo avendo a disposizione strumenti variabili e variati.
L’unica cosa che ci ha sempre accomunato è l’amore per la lettura.
L’unica costante che se ne è fregata dell’evoluzione tecnologica è stata quella del libro sul comodino la sera o in borsa se si usciva e si aveva il tempo per poter scorrere le sue pagine. La “Gen Z” oggi non sfoglia enciclopedie ma si nutre delle informazioni liquide del web. Il mio “esemplare” divora libri (rigorosamente di carta) ma segue le lezioni in DAD, videochiama le compagne di classe per fare i compiti il pomeriggio e ha studiato rudimenti di giapponese su YouTube perché appassionata di Manga e Anime. Conosce benissimo la lingua della Regina Elisabetta (pur non avendo mai fatto lezione il pomeriggio come invece ha fatto la sorella) ha preso l’abitudine di seguire le sue serie in lingua originale e la sento mentre gioca in multiplayer conversando in inglese con gli altri giocatori.
In tutto questo nuovo processo culturale c’è un contrasto: la grande attitudine a sfruttare la potenzialità della tecnologia e l’assenza ormai di contatti umani. Il Covid ha peggiorato le relazioni ma ha amplificato, di fatto, le attitudini di ciascuno di noi a cercare le informazioni, e la cultura, nel digitale.
L’idea che mi sono fatta io è la predisposizione che ciascuno di noi ha, sia per la tecnologia, sia per la ricerca e per quel sapere curioso che si vuole alimentare. Non contano le generazioni e i cambiamenti. In realtà il compito è in gran parte di noi genitori, come esempio, come suggerimento, come abitudine. Per il resto dobbiamo affidarci al fatto che ogni individuo è figlio dei suoi tempi, così come la cultura che riuscirà a costruirsi.
Per costruire il futuro e immaginare mondi è necessario leggere
I libri, la lettura, la scoperta di linguaggi e del periodare che alimenta i nostri discorsi e arricchisce il vocabolario e la mente di nozioni, esempi e sogni, quei libri spero restino sempre alla base della cultura delle future generazioni perché saranno il vero motore dell’evoluzione, la base indispensabile affinché gli innovatori di domani possano creare mondi onirici sempre più (speriamo) utili e perfetti.
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