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Archiviata l’Olimpiade, ci si prepara per accogliere i supereroi del nostro tempo: gli atleti paralimpici, gli XMen dell’era moderna dello sport. Ora se un atleta che partecipa alle Olimpiadi è un eroe moderno dei nostri tempi, un paralimpico è, senza ombra di dubbio, un supereroe. Voglio tralasciare tutta l’attenzione mediatica (e di marketing) che personaggi e vite come quelle di Bebe Vio e Alex Zanardi abbiano attirato e desidero solo soffermarmi sul valore e sulla tenacia di questi super atleti, capaci di imprese veramente incredibili, al limite del possibile.

Non voglio fare torto a nessuno e non voglio fare nomi ma qualcuno ne ho conosciuto da vicino. In primis la diversa abilità non è mai la prima cosa che colpisce di loro, anzi. Ho sempre rilevato in tutti una grande empatia e una grande voglia di raccontarsi. La sfida, per quelli che ho conosciuto, che ritroveremo nella prossima paralimpiade, è sempre stata legata alla disciplina e non al riscatto personale per sembrare un atleta “normodotato” che solo a usare questo termine mi sento in difetto e mi sembra mancare rispetto nei confronti dei loro sforzi sportivi e delle loro conquiste. 

La seconda cosa che ho osservato è il contorno d’amore, di attenzione e di sostegno in cui questi atleti sono cresciuti, senza mai avere la percezione che ci fosse qualcosa di impossibile per loro, tanto meno conquistare una medaglia. Di alcuni di loro ho avuto la fortuna di conoscere i genitori, creature splendide che hanno dato supporto a ogni avventura sportiva dei loro figli. Di altri ho potuto seguire anche qualche sogno extra sport, qualche inclinazione particolare per arte e cultura che sono certa sarà la strada alternativa di successo nella vita futura post attività sportiva. 

I numeri delle Paralimpiadi di Tokyo 2020

Per questa Paralimpiade saranno coinvolti 167 paesi del mondo, orfani dell’Afghanistan che, dopo i fatti di ferragosto, non parteciperà ai Giochi di Tokyo e questa piccola parentesi meriterebbe una riflessione più profonda soprattutto in rispetto di Hossain Rasouli e Zakia Khudadadi, ai quali è stato negato un diritto che nulla ha a che fare con le guerre. 

Sicuramente i 4400 atleti avranno nel cuore il pensiero dei due esclusi dall’evento perché, grazie al cielo, lo sport abbatte i confini di genere, religione, credo politico e razza.

Saranno 113 (61 donne e 52 uomini) i supereroi azzurri: mai così tanti prima d’ora. I nostri XMen (perdonate il richiamo a una delle mie serie preferite) avranno l’obiettivo di migliorare il bottino di 39 medaglie conquistate a Rio 2016.

Tra le ragazze Monica Contrafatto, decorata della Medaglia al Valore dell’Esercito per il comportamento tenuto durante quel maledetto attacco alle 18, ora locale (14:30 ora italiana) del 24 marzo 2012 in Afghanistan nel distretto del Gulistan. Monica subisce gravi lesioni alla gamba destra che verrà poi amputata. Da quel momento in poi fa della corsa la sua vita e conquista la medaglia di bronzo nei 100 metri a Rio 2016. Assieme a Martina Caironi si appresta a farci vivere grandi emozioni che saranno amplificate, sentite, sofferte e vissute pensando alla difficile situazione dello stesso paese che l’ha ferita ma che le ha consentito di diventare la donna e l’atleta che abbiamo imparato a conoscere.

In un futuro utopico, lo sport paralimpico e le atlete donne (ambedue non gradite dai Talebani), se sostenute, potrebbero invece essere la chiave per una vera rivoluzione. Un grande strumento di redenzione etica e generazionale, un esempio di progresso (nel senso di progredire, evolvere) per diventare (forse) un Paese (l’Afghanistan) nel quale il rispetto si potrebbe conquistare non più con la violenza e con la paura.

Una nuova visione progressista etica e inclusiva, al fine di trovare una dignità di stato ormai persa e anacronisticamente inadatta a sopravvivere in questo universo.

Il consiglio di lettura e quel genio di Ludwig Guttman

Consiglio un’ultima lettura: E li chiamano disabili di Candido Cannavò. in appendice, dopo le 17 storie, una parte dedicata a “I campioni di mezzo secolo di Paralimpiadi”, curato da Claudio Arrigoni. Folgorante nella sua frase “La guerra sviluppa l’ingegno perché la guerra porta disabilità. Da sempre”. Il riferimento è legato all’intuizione di Sir Ludwig Guttman che nel 1944 apre un centro a Stoke Mandeville dedicato alle malattie spinali. Migliaia di soldati tornano dalla guerra senza poter camminare. Sir Ludwig introduce la pratica sportiva come riabilitazione. Nel 1948 Guttman organizza i primi giochi per atleti con disabilità. Il resto lo potete approfondire voi stessi perché non tutto può essere condensato in un articolo (grazie al cielo!) e la cultura sportiva necessita di tempo.

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