Mi piace l’Aurelia. È una strada che ho imparato a sentire sicura ed è una di quelle che segnano il passo storico del nostro Paese. Mi piace perché ho sempre il mare accanto mentre guido. Lo vedo e lo respiro anche quando si allontana un pochino mentre risalgo da Civitavecchia, dove per un attimo mi sembra di scivolare fino giù al porto verso le grandi navi, e mi dirigo verso Tarquinia, nel tratto dove l’autostrada lascia il passo a questa strada che costeggia il mar Tirreno e quello Ligure e un tempo portava fino in Gallia, collegando Roma fino alla Francia.
Oggi guardavo verso l’entroterra, mentre passavano Capalbio e Talamone e cercavo di capire come una regione così piena di colori e di diversità possa aver compreso come salvare la storia dei granelli della sua terra per poter tornare a vivere di tradizioni in una visione futuristica del passato.
Una visione futuristica del passato.
Lo so che può sembrare così strana questa frase ma in questo pezzo d’Italia c’è qualcuno che ha avuto e continua ad avere delle visioni. Visioni che non sono solo allegorie ma stanno trasformando un territorio intero attorno all’economia della bicicletta. La storia de L’Eroica la conosce bene chi mi segue e chi ama il ciclismo storico.
Lasciate da parte l’idea che tutto ruoti attorno alla rievocazione storica di un movimento ciclistico che appartiene ai nostri padri: oggi l’Eroica è molto di più e sta gettando le basi del progetto che mira a diventare un modello di mobilità umana legata alle due ruote in uno dei territori più suggestivi del mondo.
“Il percorso permanente di Terra Eroica si snoda per 288 chilometri con 5400 metri di dislivello nel cuore delle Terre di Siena attraversando il Chianti, le Crete Senesi e la Val d’Orcia e compiendo un lungo viaggio nel leggendario paesaggio toscano.”
Terra Eroica promette di far entrare la bici nelle dinamiche del turismo sostenibile, nella cultura della storia dei territori unendo passato e futuro in un’unica danza leggera.
Ma l’Eroica da ottobre scorso è arrivata a Siena con la forza del suo popolo che è la diretta testimonianza di quanto la bici possa fare bene non solo a chi pedala ma anche alla città e ai suoi abitanti. Pedalare per queste vie, vuol dire poter raggiungere vicoli e piazze nascoste e in silenzio, accompagnati soltanto dal rumore delle ruote sul fondo delle strade che hanno secoli di storia alle spalle, scivolare fino alla conchiglia di Piazza del Campo.

Anche io oggi mi sono persa per le strade di Siena. Da Pian dei Mantellini ho camminato verso via Stalloreggi, con l’idea di passeggiare fino al Battistero e godermi il pomeriggio tiepido prima di riunirmi con gli altri colleghi e amici con i quali condividerò questi tre giorni di press tour in Terra Eroica.
Mi sono ricordata della Madonna del Corvo: uno dei tanti tabernacoli che rappresentano una peculiarità storica e urbanistica di questa città. Ce ne sono circa 60, quasi tutti illuminati. La loro storia è affascinante se si pensa che alcuni sono stati realizzati in angoli bui al posto dei lampioni: non solo luci nella notte ma un’impronta religiosa che rappresentava un doppio deterrente per le zone malsicure della città. Mi sono fermata a guardare questo affresco realizzato nel cinquecento dal Sodoma in questo angolo di strada, dove, secondo la leggenda, nel 1348 cadde il corvo appestato che diffuse il contagio in città.
Questo è solo un piccolo granello di storia di Siena che è uno scrigno di preziose testimonianze del passato e oggi, unendo la tradizione a una visione di un turismo culturale sportivo possibile, possiamo pensare di poter entrare in bici attraverso una delle 12 porte e visitare ogni angolo remoto della città della balzana.
Dopo la visita al Battistero, sono tornata a piedi, di notte, verso Pian dei Mantellini, con i passi illuminati dalle luci fioche tese sui fili tirati tra le facciate dei palazzi in pietra. Ho pensato che per quanto ci sforziamo di immaginare un mondo moderno e tecnologico, la storia ci ricorda che dobbiamo frenare, riprenderci il passato e recuperare quello che può migliorare il nostro futuro.
Sono fermamente convinta che la bicicletta sia una di queste cose.

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